DISPONIBILITA’ : Un senso delle Arti Marziali.

Per essere utili non servono enormi doti,anche le persone più semplici possono molte volte rivelarsi abili aiuti volgendo il loro “cuore” verso una giusta ragione,questa è la qualità della disponibilità di un “uomo” ciò non vuol dire  esaltare il proprio “essere”ma semplicemente valorizzare nel senso fondamentale del rispetto il proprio spirito per un  utilità collettiva, non un  inutile superba illusione personale …

La capacità alla disponibilità significa anche comprendere,impegno  prioritario per cercare di superare anche le inevitabili difficoltà che si presentano nella convivenza quotidiana,questo vale per tutti gli ambienti, familiare,lavorativo  e sportivo…

Nell’ambiente delle Arti Marziali ad esempio, basta pensare alle difficoltà di relazione  e le resistenze messe in atto quando qualcuno è percepito come non omologato alla comune  “visione”, sia essa sportiva o tradizionale.

 

Naturalmente valutando con coscienza il valore di queste “visioni”c’è da dire che ognuno è indiscutibilmente persona a se,quindi unica identità portatrice di un proprio  percorso di vita e già in questo diverso, ma è il rispetto a questa diversità  una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della pari “dignità”della persona ,da qui la consapevolezza che la “verità” della Via non è accessibile a una sola persona e per un solo percorso,ma può essere cercata anche attraverso diversi itinerari e modalità,purchè in una “comunità marziale”tutti protesi verso la realizzazione di una verità che sia il frutto di reciproco impegno di ricerca di cui lo scambio della disponibilità ne è la Via maestra indispensabile condizione per il raggiungimento anche di scopi comuni.

 

La fiducia nell’unità di intenti è un  mezzo che può costruire le basi per una convivenza pacifica nella “comunità marziale”ma è impensabile riuscire in questa “Via”quando le stesse lamentano un disagio e una difficoltà nell’istaurare un autentico dialogo nel  loro interno…

“ Disagio molte volte sedato con la distribuzione del potere.”

Le Federazioni “dovrebbero” garantire una naturale e  “reale” democratica possibilità  comunicativa ,specchio educativo di rilevante responsabilità sociale , esempio di reciprocità interna, proiezione di una Via che deve superare scelte ideologiche di interessi soggettivi e porsi come “servizio” di un bene comune, valore sicuramente presente negli statuti sportivi di riferimento,quindi idea pratica di una “fede firmata”…

L’enorme ricchezza derivata da l’assumere in pratica la direzione di una Via per la costruzione di un ambito di “libero vero scambio”di esperienze può proiettare questo senso di “clima dialogante “e creare una  responsabile consapevolezza a cui “tutti “ potrebbero attraverso le Arti Marziali attingere  e favorire uno sviluppo della socialità del bambino prima,l’adolescente e la persona matura poi ,responsabilità formativa -educativa che viene assunta dal momento che decidiamo di accettare un allievo o in un altro contesto ,una Società Sportiva o una Scuola (aspetto molte volte scarsamente valutato)…

La “legge evolutiva marziale” non riguarda solo l’aspetto fisiologico,tecnico della persona ,ma anche quello psicologico e spirituale,quindi formativo….

Favorire lo sviluppo e il riconoscimento delle individualità è una condizione che l’essere umano può  realizzare nella relazione con gli altri,non esiste al di fuori della interdipendenza  fra gli uomini un riconoscimento reciproco …

Quindi siamo tutti qui ,ed è inevitabile pensare a una direzione  maestra senza considerarla come comune intento ,struttura modulare formata da più volontà cooperanti ,responsabili della propria originalità …

Naturalmente la famiglia resta il primo e più importante soggetto educante ,ma sicuramente al di fuori di questa il ruolo che assume lo sport e nello specifico l’Arte Marziale quindi,il Maestro, l’Istruttore,l’Ufficiale di Gara  e conseguentemente la Federazione  , rimane di grande rilievo ,proiettando  il risultato di questo mondo nella società,divenendo se positivamente espresso e vissuto ricchezza e saldo valore di rappresentanza per tutti i soggetti che ne sono parte attiva….

Quando in una idea di base convergono varie altre esperienze c’è molte volte la convinzione che l’altro si adatterà corrispondendo in positivo alle “proprie esigenze” molte delle quali celate dietro una maschera di perbenismo,negando per scopi personali, già in partenza l’autonomia e l’originalità della persona,la relazione si trasforma come accade molte volte dopo un percorso di compromessi ,in un esercizio di potere in cui la comunicazione assume un ruolo di strumentalizzazione atto a confermare un potere soggettivo che sfocia a volte nel narcisismo ,arroganza ecc.  e dove un riscontro costruttivo è spinto fuori da un equilibrata dimensione comunicativa, comportamento comunque non immune ad un “occhio attento  a gli inevitabili risultati”:

Forse tutto sta nel”semplice”fatto che l’evoluzione è una direzione di intenti con una sua chiave :accettare la possibilità naturale di un mutamento, (non andare contro natura diceva  Funakoshi Sensei)così come avviene nella vita e come viene trasmesso da sempre da le arti marziali, accettare questa possibile realtà aumenta la probabilità di  ampliamento nella disponibilità, valore fondamentale di crescita che da sempre accompagna l’uomo…

Nelle Arti Marziali questa fondamentale verità ( la disponibilità e  il mutamento) è una base su cui Scuole di grande conoscenza hanno costruito gran parte del proprio studio marziale …

Ma sappiamo tutti che  la contrapposizione  a questa idea di un senso della vita è da sempre compagna di un’altra parte dell’umanità ed è nonostante la filosofia,la religione ,la psicologia ecc  che rimane una componente di un potere capace di  far confluire anche  un percorso marziale in una Via di conflittualità probabilmente infinite,ma per il rispetto verso i nostri allievi ,i nostri Maestri  e la società , il nostro compito rimane quello di conservare e trasmettere in pratica uno spirito leale e soprattutto contrario a questa filosofia di indisponibilità …

Nel combattimento .

La disponibilità  nella pratica marziale può essere intesa anche come qualità individuale che se acquisita fa si che lo studio  di riferimento si presti a una migliore interpretazione,in quanto qualità che ben si adatta al cambiamento ,questa azione psico –fisica in un combattimento è una buona garanzia di risposta  a una necessità immediata…

Il combattimento è studiato in larga idea come azione fisica collegata a una motivazione , e anche da qui  il concetto di un veloce ,forte ”esplosivo”modo di reazione ,la tecnica è elaborata con movimenti o sequenze che comprendono più possibili scenari ,alcuni includono in collegamento al movimento un accurata azione respiratoria ,in altri casi viene relegata a una azione di resistenza fisica o a doti atletiche acrobatiche e altro ancora,considerando le distanze,gli spazi ,le situazioni , e anche da qui le variazioni vedi il grande universo stilistico e la diversa interpretazione di affrontare questa questione ,il combattimento…

C’è da dire comunque che per tutti esiste lo stesso punto di “inizio”  manifestato in un azione che va espressa(ricercata) nel “momento giusto”.

Questa dote o qualità acquisita è chiamata nella ricerca di alcune Scuole IRIMI .

L’Irimi , azione nella percezione è  in quel attimo in cui il” vuoto” genera la sua espressione ,in questo “tempo”l’avversario rimane fermo…Esistono anche altre variabili di questa azione nella percezione ad esempio;

il movimento si inserisce nel gesto avversario traendone vantaggio con un senso “giusto” di anticipo, studio, espresso a livelli avanzati con il minimo movimento e con il massimo del risultato…

Per entrare in questa dimensione marziale la disponibilità a il cambiamento inteso come fusione con l’avversario è da sempre una via maestra in cui alcune Scuole affinano il proprio lavoro,con una varietà di esercizi volti a sviluppare queste capacità…

Naturalmente la tecnica espressa in questo contesto ha una sua autenticità di movimento da alcuni   ricercata anche come espressione di  creatività dell’armonia,ma l’armonia nel“gesto”altro non è nel combattimento che una mirata fusione nel movimento dell’avversario e non una ricerca priva di senso, puramente estetica o una danza (come alcuni dicono).

Comunque la danza per  aprire una piccola parentesi ,accompagna la  storia delle arti marziali ed è sempre stata una espressione di grande rilievo tecnico spirituale atto a trasmettere movimenti , motivazioni (e altro) che oltrepassano l’eleganza ritmata dell’azione, ci sono Scuole di rilievo come quella del Grande Maestro Sekiki  che trasmettono come ultima forma un Kata che è una danza , …

Per ricercare una dimensione di azione in grado di percepire il movimento avversario può essere un buon metodo anche lo studio in quello che rimane un codice e un contenitore in grado di possedere tutte le variabili ,il Kata (nel Karate) pensiamo alla fusione che avviene tra corpo mente e spirito, piena disponibilità, nel  ritmo della ‘azione,armonia di un gesto che oltrepassa il senso del combattimento ( inteso come espressione del Kata ) basta osservare alcuni  di questi per capire che il loro “senso”è lontano da un applicazione pratica di combattimento, il ruolo di questi Kata può essere comunque anche inteso (per dirne una)  come  forma ricerca ottimale di uno “stato” dell’essere prima di uno scontro …

La disponibilità  maturata in questo ambito diviene  un Kata di percezione, espressione “sensata”della creatività dell’azione, naturale dimensione di piena maturità marziale …

 

Giuliano Delle Monache

Dir.Dipartimento Educativo

WTKA International

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato.